Eccoci arrivati al momento in cui vi spiego come ho costruito tutto questo.

Ahem.

Avete presente google? Ecco, tutto il mio sapere informatico viene da quel paginone bianco con un form e due pulsanti. Incredibile come una roba tanto semplice sia così tanto utile ed interconnessa col resto del mondo, vero?
Su questo concetto è basata la mia esperienza: creare un serverino funzionante che ospiti il mio sito e un paio di caselle di servizio, che abbia abbastanza spazio per un paio di progettini paralleli e che mi dia spazio di manovra verso qualunque direzione io voglia intraprendere.
È stato tutto piuttosto semplice in realtà, non ho inventato nulla e molto l'ho imparato sul posto di lavoro, ma diciamo comunque che in mezza serata sono riuscito a tirar su tutto e senza chissà quale sforzo.

Occorrente per il serverino:

  • Circa 57€ per il Raspberry Pi3 e cavo HDMI da Amazon
  • Circa 12€ per la scheda microSD (nel mio caso da 32Gb)
  • Connessione casalinga e cavi

Occorrente per il software:

  • Una distro che vada su processore ARM, nel mio caso ArchARM
  • Manualistica, su un secondo pc o cellulare
  • Voglia di farlo

Installiamo su scheda microSD!

Eseguiamo fdisk per partizionare la SD:
fdisk /dev/sdX, dove X corrisponde al device assegnato alla scheda.

Al prompt, cancellate le partizioni e createne una nuova, premendo questa combinazione di tasti:

o - cancellerà le partizioni presenti

p - mostrerà il contenuto (niente) della scheda

n - nuova partizione

p - per dire a fdisk che la partizione è primaria

1 - per assegnare la prima partizione sulla scheda

fdisk ci chiederà poi se la nuova partizione debba cominciare dal primo settore disponibile, per confermare premere invio, quindi specificare +100 come ultimo settore della partizione.
Creiamo ora il filesystem della nostra partizione di boot! Ah, non ve l'avevo detto? Abbiamo cominciato dalla /boot.

t - per il tipo di filesystem

c - per impostare W95 FAT32 (eh... lo so)

Il comando mkfs.vfat /dev/sdX1 infine creerà il filesystem vero e proprio.

...e la /boot l'abbiamo fatta.
Ora tocca alla partizione che ospiterà il sistema operativo vero e proprio: la radice del sistema (o root, o /).
I comandi sono ragionevolmente molto simili a quelli digitati fino a questo momento, ad eccezione dell'ultimo settore che può essere quello indicato di default. Questo perché nell'esempio daremo alla root tutto lo spazio disponibile, quindi da 101 verso la fine della scheda:

n - nuova partizione

p - per dire a fdisk che la partizione è primaria

2 - per assegnare la prima partizione sulla scheda

Premiamo 2 volte invio: la prima per il primo settore, che sarà quello immediatamente seguente al finale della partizione /boot, e il secondo per il termine della scheda. Come detto in precedenza, daremo tutto lo spazio rimasto al sistema operativo.

Creiamo anche qui il filesystem, usando il buon vecchio ext4:
mkfs.ext4 /dev/sdX2

mkdir root

Montiamo le partizioni in due cartelle che chiameremo boot e root:
mount /dev/sdX1 boot

mount /dev/sdX2 root

Ora facciamo un download, perché dopo tanto macello ci servirà il sistema operativo no?
wget -c http://archlinuxarm.org/os/ArchLinuxARM-rpi-2-latest.tar.gz

Estraiamo il sistema per intero nella root della scheda:
bsdtar -xpf ArchLinuxARM-rpi-2-latest.tar.gz -C root

Una volta estratti i dati, sync ci farà sincronizzare la cache con i dati presenti sul disco.
Spostiamo ora la cartella boot verso la partizione /boot della scheda, in modo che il Raspberry possa caricare correttamente il sistema:
mv root/boot/* boot

Smontiamo le partizioni per estrarre in sicurezza la scheda:
umount boot root

Accedere al sistema

Se tutto è andato bene e senza errori, possiamo estrarre la scheda microSD contentente la nostra Archlinux nuova di zecca! Inseriamo la scheda nel Raspberry, attacchiamo HDMI e cavo ethernet alla scheda di rete, ed accendiamo il tutto attaccando il serverino all'alimentazione.
Per entrare nel sistema basta inserire utenza e password, "alarm" in entrambi i campi e siamo finalmente dentro al nuovo sistema. Analogamente all'utente "alarm", la password di root sarà root.

La prima cosa da fare, assolutamente, è cambiare la password e crearci l'utenza per l'accesso:
su - diventare root è vitale per fare queste cose...

passwd - nuova password, inserirla 2 volte

userdel alarm - leviamoci dalle balle l'utenza standard

useradd <user> - creiamo la nostra utenza

passwd <password> - ...la password dell'utente creato

Adesso dobbiamo installare i pacchetti che ci interesseranno, e per farlo dovremo usare pacman. Ma pacman non ha tutto quello che cerchiamo, per cui ci rivolgeremo al cugino yaourt, molto simile come funzionamento ma con l'accesso al repository dell'utenza Archlinux. Non è accomunabile al repo di testing che si trova su Debian, come molti pensano, ma si tratta di una raccolta di programmi mantenuti dall'utenza e NON supportata ufficialmente dalla distro.
"E dove sarebbe la differenza con i pacchetti testing di Debian?".

La differenza sta nel fatto che questi pacchetti sono STABILI. Semplicemente Archlinux prende le distanze "certificando" alcuni pacchetti vitali per la distro e lasciandoci la scelta di installare o meno questi pacchetti "comunitari".

pacman -S --needed base-devel - per installare il necessario, usando root

Ora dovremo scaricare due pacchetti col wget:
wget -c https://goo.gl/8hSsBx - yaourt da compilare

wget -c https://goo.gl/SkEMkr - dipendenza necessaria per installare yaourt

Estrarre il contenuto degli archivi, compilare ed installare i due programmi con questi comandi:
tar -xvf <pacchetto>.tar.gz - estrae il pacchetto in cartella

cd <pacchetto> - entra nella cartella appena creata

makepkg -si - compila e installa il pacchetto

Ora possiamo installare, tramite yaourt, qualunque cosa faccia parte del mondo Archlinux. La cosa bella è che ci serviranno davvero pochissime cose per arrivare al nostro traguardo finale: l'installazione di un blog simile a questo.

Considerazioni finali

Tempo stimato per far tutto: meno di quanto si pensi.
Probabilmente ci ho messo più tempo a scrivere questa prima parte della guida che ad installare effettivamente Archlinux, a dispetto di quanti dicono che sia ostica si tratta davvero di pochi comandi.
Abbiamo quindi un Raspberry Pi3 con sopra una Arch, pronta a spremere ogni chicco di potenza dal modesto hardware offerto. Con 70€ e voglia di fare, siamo riusciti a farci un serverino casalingo! Gioia!
Con il sistema operativo siamo a posto, nella parte 2 vi spiegherò come esporre al pubblico la macchina, assegnarle un dominio e renderla sicura (nei limiti consentiti dall'informatica) in modo che non entrino tutti via ssh per rovinarvi la giornata e i dati.

PS: come ho detto all'inizio dell'articolo... io non ho inventato nulla. Non ho la pretesa di dirvi "ah, tutto questo è mio e mi dovete qualcosa" perché non è così. Per me è un divertimento, un promemoria, un servizio per chi abbia voglia di fare una cosa simile o uguale alla mia configurazione.

PS2: per chi volesse usare il sistema operativo ufficiale di Raspberry, Raspbian, vi mando direttamente alla guida ufficiale.