Giornata pesante oggi, passata per lo più da un cliente indossando pantaloni lunghi immerso nel caldo afoso di Agosto a Torino.
Appena arrivato chiedo un po' di acqua, mi portano una bottiglia da 1,5Lt che porterò quasi alla fine intorno all'ora di pranzo.
Alle 15 termino le mie operazioni presso il cliente, per rientrare in ufficio uso prima la metro e poi il tram: uno di quelli vecchi in ferro ed acciaio, arancione ed in grado di amplificare il caldo del 102% appena salito.
Scendo dal mezzo ed entro in ufficio, finalmente condizionatore.
Sono le 16, il caldo non può toccarmi prima delle 18.30.

Ma poi arriva anche l'ora di uscire, e si torna così a sudare.
Arrivato a casa alle 19 mi tolgo tutto arrivando in camera mia. Trovo il letto nell'angolo in fondo alla stanza, vicino alla finestra e non vicino alla porta d'ingresso come ce l'avevo anni fa.
La camera è cambiata nel tempo, e il soffitto presenta una novità importante: un vecchio ventilatore industriale a 5 velocità della Vortice.
Una cosa che adoro particolarmente in questo periodo è adagiarmi sul letto in preda al ventilatore.
Lo faccio sempre, ormai è un iter obbligato prima di andare in palestra.

Mi sveglio, il letto è più piccolo ed è di nuovo vicino alla porta. Per qualche curioso motivo mi fa male tutto, ma sto bene.
"Esageriamo sempre la sera quando usciamo" è un mio collega di qualche anno fa a dirlo, durante le trasferte ci davamo dentro con la birra che la metà sarebbe bastata a un tedesco. Spunta da sotto il letto, pare ubriaco, mi guarda grattandosi la testa.
Mi alzo e rispondo qualcosa tipo "non saprei, per ora mi diverto. che ho fatto ieri per avere così male ovunque?" ma non attendo la risposta, esco di casa e finisco da qualche parte che mi ricorda San Pietro in Vincoli.
C'è una postazione computer in mezzo alla chiesa, ascolto musica in cuffia guardandomi intorno. Improvvisamente mi trovo vicino un prete, il vecchio parroco del Duomo, che sembra felice di vedermi nonostante per lui fossi una specie di diavolo da bambino. Lo saluto cortesemente dopo una breve chiacchierata, ma non ne ricordo il tema. Ero sicuro fosse morto da un pezzo, il vecchio... ma non ci faccio caso.
Ho uno zaino sulle spalle, sto per voltare l'angolo per arrivare al portone quando noto questo tizio strano. Avrà una cinquantina di anni portati malissimo, capelli lunghi e bianchi, gli occhi sono vispi ma nel complesso sembra il classico tossico delle stazioni arrivato non si sa come in età avanzata.
Ha in mano una scatola, e continua a guardarmi seguendomi. Io faccio lo gnorri, ma ad un certo punto mi incazzo: "che vuoi?" gli urlo contro.
Risponde dicendomi "senti, questa non è una scatola ma uno strumento professionale. Vedi?" la apre non dal coperchio ma una feritoia laterale, facendo uscir fuori una specie di teleobiettivo "è una telecamera professionale per girare porno casalinghi. Io e te ci faremo i soldi".

Lo mando a fare in culo e mi fermo al chioschetto che hanno appena aperto proprio di fianco al portone, sul marciapiede. Vende praticamente di tutto, dagli occhiali agli Hot-Dog. Nel frattempo gente continua ad entrare ed uscire dal portone, molte di queste persone sono a me note. Qualche mia ex che manco mi saluta, alcuni amici che non vedo da epoche ma che son curiosamente euforici nel vedermi, vecchietti che han sempre abitato nel mio palazzo e che non vedo da tanti anni ormai.
Vado al pub, La Sacra Birra, che essendo vicino raggiungo a piedi in poco tempo.
La planimetria è cambiata radicalmente, ci sono più rampe di scale rispetto a una volta per arrivare ai singoli tavoli, ma è sempre il buon pub che conosco. Mangio un panozzo e mi ingollo una birra tranquillo, c'è poco casino oggi al locale. Sono al tavolo con i gemelli, una coppia di amici conosciuti alle superiori.
Una di quelle ex che ho visto prima entrare nel portone di casa mia si muove fra i tavoli con la maglietta del pub e un vassoio in mano, nel frattempo mi manda a cagare ogni volta che incrocio lo sguardo con lei. "Non mi sono dimenticata di quella volta, stronzo" mi dice, al massimo.
"...E si vede che te lo meritavi!" le urlo dietro io, ma alla fine che me ne frega, ormai sono problemi suoi.
In tutto questo, quel che credo sia il suo ragazzo mi parla di tatuaggi e cerca di alzarmi la maglietta per ammirare i miei, mentre io mangio senza rispondere alle sue domande e senza reagire male.
Insistente e caciarone, ma lo ignoro.
Sono di nuovo a casa, gli amici giocano a qualcosa sullo schermo della televisione. Si tratta di una specie di GTA, guidano un carro armato completamente rosso devastando la città.
Gioco anche io facendo più danni possibili, fino a che arriva anche lei: appare quasi all'improvviso, indossa pantaloncini neri e una maglietta bianca, un outfit che risalta TUTTO. Anche se il suo volto non mi è chiaro, intuisco il suo sguardo dolce mentre mi prende per mano e mi dice "***...andiamo?***".
Lascio il controller sul tavolo, la sala è vuota ormai, e la seguo fino in camera mia.
Il letto è in fondo, vicino alla finestra, ed ogni cosa è al suo posto. Mi sdraio. Chiudo gli occhi e fa caldissimo.

Mi sveglio col ventilatore che ancora sta girando, non l'ho spento ma sono sudato lo stesso.
Guardo l'ora sul cellulare e penso "merda, è mezzanotte e mezzo. ho dormito... 5 ore?" mi guardo intorno, spaesato. Era un sogno.
Eppure mi sembrava tutto così reale, così normale... Ho saltato palestra, non sono uscito come mi ero promesso di fare ed avendo già dormito probabilmente non riprenderò sonno facilmente prima di tornare in ufficio alle 8.30.
Vado a prendere un bicchiere, ci metto acqua e un cubetto di ghiaccio. Bevo lentamente gustandomi la cosa manco si trattasse di un buon brandy.
Accendo il pc e butto giù le parole che compongono questo pezzo con quel che ricordo meglio, SO che qualcosa manca e me lo son perso per strada, ma il grosso credo ci sia.

Ora è l'una e mezza, un'ora dopo il mio risveglio, ed ho quasi finito di scrivere. Sogni del genere mi lasciano una sorta di shock ogni volta, quasi mi vien da chiedermi se anche questo sia un sogno, come nei migliori thriller hollywoodiani.

O ancora meglio, se destandomi da questo sogno chiamato realtà possa trovare LEI di nuovo vicino a me, con il suo viso indefinito, in un mondo dalla planimetria assurda ma che mi pareva del tutto convincente e meraviglioso.