L'Uomo è nel suo ufficio, la vecchia lampada da tavolo lancia un cono di luce che illumina soltanto le sue mani e la macchina da scrivere che sta usando. L'unica altra fonte di luce in quella stanza potrebbe essere la sigaretta che tiene fra le labbra, con il rosso della brace che aumenta e diminuisce di intensità ogni volta che ne respira il fumo. Ultima boccata, godutissima, quindi la tira a palombella nel posacenere in marmo di fianco alla porta d'ingresso. 4 metri. È una abilità sviluppata negli anni capace, grazie alla concentrazione necessaria per centrare il bersaglio, di spezzare la routine quotidiana.

Recita a voce bassa ciò che scrive sul momento, ma viene interrotto: la porta si spalanca di colpo, fa il suo ingresso un Ragazzo.

«Eccomi! Scusi il ritardo, c'era traffico»

L'Uomo, senza scomporsi troppo, guarda l'orologio
«In effetti è un po' tardi, ma ormai non faccio più troppo caso a queste cose...» scrive le ultime lettere e poi stringe la mano al Ragazzo, accogliendolo.


«Devo confessare... in realtà ero al cinema e non ho calcolato bene i tempi. Non pensavo durasse due ore e quaranta minuti»

«Due ore e quar... Non sarai andato a vedere roba tipo "Signore degli Anelli Über-Uncut»

«No» sorride il ragazzo con lo sguardo di chi ha capito il significato della vita «Blade Runner 2049»

L'Uomo sospira, si accende un'altra sigaretta.


«Occhei Ragazzo, raccontami tutto dall'inizio dandomi del tu, possibilmente.» e le dita tornano sulla macchina da scrivere pronta per prendere tutti gli appunti possibili dal racconto del Ragazzo, che comincia a vuotare il sacco.

«Va bene.» dopo un lungo sospiro comincia il racconto «Un anno fa vidi il primo trailer, e ne rimasi deluso. Profondamente deluso. Il nome Ridley Scott da quando si è messo in testa di fare Prometheus e Covenant mi fa' venire le bolle sulla schiena, quindi non mi fidavo molto. Non era lui il regista alla fine, era Villeneuve, ma comunque ogni volta che vedo il suo nome accostato a quello di un film degli anni 2000 mi viene naturale schivare la pellicola ed aspettare le recensioni prima di vederla. Il trailer faceva decisamente pena, lo trovavo montato male e mi aspettavo il peggio.»

«Beh, non puoi giudicare un film non ancora uscito solo dal trailer...» gli ricorda l'Uomo, con una punta di sarcasmo nel tono della voce.

«Si lo so perfettamente. Era quello che io stesso avevo scritto più volte a tutti quelli che si credono grandi critici cinematografici su YouTube e Facebook solo perché hanno una macchina fotografica in mano o il poster di un film di Kubrick in cameretta, pronti a giudicare e commentare un film solo guardando il trailer. Frasi come "sarà una merda" si leggono ogni dannata volta che viene presentato un titolo in uscita, e la cosa mi ha sempre disturbato. In questa occasione invece mi son sentito come loro, unendomi al coro: "non andrò a vederlo, sarà una porcata, Blade Runner è unico, ecc" soprattutto avendo letto il libro. Questo secondo film invece non è tratto dall'opera di Dick, quindi è il fratellastro di un concept che figlio unico, credevo, dovesse restare. Il Blade Runner originale era una rarità del suo tempo quasi come Dune e che per me non sarebbe stato eguagliato, nemmeno arrivare anche solo a pochi passi da lui. Cosa risponderesti se ti dicessero "stiamo producendo il sequel di Metropolis!"? Quella di Blade Runner era una fantascienza nuovissima e cupa per l'epoca, in contrasto con la speranza di Star Wars, il buonismo di Star Trek e la pucciosità di ET. Una perla rara nel cinema. Tempi ed inquadrature lunghe e sognanti, molti momenti di silenzio fra una scena e l'altra che però riescono a non annoiare. Uno dei primi tre film del filone Cyberpunk cinematografico, che poi ci ha portato ad altri capolavori come ExistenZ di Cronenberg e Nirvana di Salvatores, mica cotiche. Carne mischiata all'alta tecnologia, corporazioni potentissime e diritti inesistenti»


Inserirsi una memoria nel cervello è facile in NIRVANA


«Ok, vai avanti» incalza l'Uomo, divertito dal racconto. Il Ragazzo sa quel che dice per ora.

«Beh il trailer non mi era piaciuto, c'erano le esplosioni e altre cazzatine che ti fanno intuire un film d'azione più che un thriller. E quindi partivo sicuro che tutti i silenzi desolanti del primo film sarebbero spariti lasciando spazio a un film d'azione tamarrissimo e con effetti speciali da urlo, tipo quelle cagate fatte da Michael Bay.» guarda l'Uomo dopo una breve pausa, sorride di nuovo e lo guarda con sicurezza «quanto mi sbagliavo...»

L'Uomo sorride a sua volta senza guardarlo, mentre continua a battere a macchina i concetti espressi dal Ragazzo, che continua il racconto.

«Insomma entro in sala con la testa piena di dubbi, riempita da commenti acidi che già si leggevano in giro, con poche speranze se non per gli effetti visivi di Scott sempre impeccabili, forse l'unica cosa che apprezzo della sua nuova galassia di produzioni. Poi invece vedo che tutta l'ambientazione è stata rispettata, anzi addirittura approfondita: non ci sono più solo gli schermoni giganti con le geishe, ora ci sono anche gli ologrammi pronti a fare product-placement, da Sony a Coca-Cola, in un bombardamento pubblicitario continuo e peggiore del precedente. Palazzoni dall'aspetto antico con tecnologie moderne al suo interno, quasi ad indicarti un salto tecnologico troppo veloce perché l'architettura della città potesse star dietro all'innovazione. Le macchine volanti, gli spinner, ci sono di nuovo e non sono cambiati nella forma e nella funzione e»

L'Uomo lo interrompe «come non li han cambiati? E l'innovazione tecnologica non c'è stata nei trent'anni fra un film e l'altro?»

«Si, c'è stata eccome. I mezzi sono più moderni, ma grossomodo sono sempre gli stessi. Una macchina uscita nel 2017 avrà sempre quattro ruote e un volante come quelle del 1910. Cambiano ciò che c'è sotto il cofano e un po' l'estetica ma bene o male sono sempre riconoscibili come automobili...»

«Ok, chiarissimo. Vai avanti.»

«Dicevo... Le tecnologie le vedi e le riconosci, ti ci trovi, ti sembra qualcosa di già visto e familiare ma non fastidioso. Quando uscì Star Wars 7, tanto per tirare in ballo un altro sequel atteso per 30 anni, tutti gridarono "è la fiera del Fan-Service!" ovvero quando vai a fare le famose sequenze forzate con l'oggettistica spammata in scena per prendere all'amo chi sta guardando il film e fargli comprare il giocattolo. In quel film però era tutto bello: i pupazzoni come nella vecchia trilogia al posto di esseri fintissimi fatti di CGI, pochi ologrammi e molto di materiale... persino il robo-palla era vero! Ma sono cose che son state sfruttate male, e quindi ogni volta che usciva un oggetto collegato ai film precedenti sentivi la strizzata d'occhio e basta, non ti passava emozioni.
Invece BD2049 l'oggettistica te la mette come contorno, senza imboccarti a forza: i dettagli sono li' perché l'ambientazione è fatta così, ma puoi scegliere di metterti un filtro agli occhi e di non calcolarla del tutto seguendo solo la storia, come se leggessi un libro. Comunque sia, a parte le grandi tecnologie che rendono grande l'ingegno umano il pianeta Terra è diventato una merda peggio di prima: nebbia perenne, piogge di cenere o di acido, problemi sociali a non finire e tante altre belle cose del genere. Se hai visto il primo Blade Runner grossomodo conosci tutto questo anche se non te lo mostrava direttamente. Ok, c'era il degrado urbano ma non vedi malavita o gente di merda che tenta di fregare il prossimo, esplicitato per esempio in Nirvana. Lo intuivi e basta, ed era un trucco ben riuscito per contenere i costi di una produzione che all'epoca si basava sul "spendiamo poco e cerchiamo di fare tanto". Ma adesso il progetto è milionario, e quindi han preso lo Sprawl di Cyberpunk 2020 e ce l'hanno infilato con successo tramite l'uso di centinaia di comparse, tutte vestite in maniera differente e tutte che parlano una loro lingua propria capendosi fra loro comunque. In questo modo hai un quadro della pressione che ogni cittadino vive ogni giorno in quella Los Angeles, fra grandi e potenti tecnologie affiancate da cemento sporco e degrado.»


come nell'originale


«Non sembra molto diverso dal nostro mondo» dice l'Uomo, di nuovo sarcastico, mentre si toglie la sigaretta dalle labbra e la spegne nel posacenere.

«Si beh, è una critica sociale quella che viene lanciata. Tipica del Cyberpunk...»

«Capisco. Quindi anche li', come scrivono gli anti-social sui social, non hanno interazioni sociali?»

«No, quella è una cosa che non viene menzionata. Del resto c'è talmente tanto sovrappopolamento nelle strade che faresti fatica ad evitare gli altri.» fa mente locale un attimo, per essere sicuro di non aver detto una castroneria. Poi si illumina, tira su lo sguardo guardando l'Uomo negli occhi e riprende a parlare con l'aria di chi vuole risvegliare l'interesse nell'interlocutore «Però... ci sarebbe il Topone Olografico...»

«...Il che?» chiede l'Uomo, stupito, alzando lo sguardo.

«Il Topone Olografico. Prendi Ana de Armas, rendila semitrasparente con qualche abile trucchetto di CGI, programmala come se fosse innamoratissima di te et voilà! Hai la ragazza virtuale ed olografica!»

L'Uomo sembra indeciso «Una fidanzata virtuale in pratica... Non saprei, non lo vedo fattibile»

«Ah io invece credo che già ci siamo. Lascia stare la bambola gonfiabile cibernetica creata appositamente come giocattolo erotico, sto parlando di affetto e sentirsi in qualche modo amati, anche se per finta. Qui entra in gioco la moglie virtuale stereotopizzata, quella che ti fa le feste quando entri a casa facendoti anche la cena ed altri dettagli come gratitudine o interessamento verso la tua giornata. Nel film da' al protagonista quel pezzo di vita che non potrebbe avere, è una cosa malinconica ma che lo fa sentire in qualche modo voluto. Il messaggio è chiaro: la tecnologia può darti conforto. Surrogato magari, ma sempre conforto è, e la realtà può essere ingannata pur di farti sentire meglio. C'è al mondo chi non è proprio in grado di interagire col prossimo e sfoga il suo bisogno con internet al giorno d'oggi, e... fra poco entra in commercio il gatto elettronico proprio per venire incontro a questo tipo di carenze. Chi è allergico ai gatti può finalmente avere qualcosa da accarezzare, devi solo dargli la USB per la carica e le fusa sono pronte su ordinazione.»

L'Uomo è dubbioso, sono tutte associazioni che non gli sono mai capitate di fare. Ed in effetti non aveva tutti i torti.


«E per il sesso?»

«Non è una persona e non ha un corpo, quindi il sesso è imposs... no. Il modo in realtà ci sarebbe» si corregge.

«Ti ascolto» dice l'Uomo con rinnovato interesse

«Si... in pratica il Topone Olografico affitta una prostituta, si sincronizza come può nei movimenti con colei che la ospita e... beh, hai capito. Una scena non sconcia però, è davvero molto romantica» mettendo le mani avanti.
Un lungo momento di silenzio scende sulla stanza, i due si guardano cercando forse di elaborare la scena con la loro immaginazione.

«Ah la zoccola era una replicante con le fattezze di Mackenzie Davis» aggiunge il Ragazzo.

L'Uomo sgrana gli occhi, come se avesse appena ricevuto una delle più belle notizie del mondo «Vuoi dirmi che nella stessa scena ci sono Ana de Armas e Mackenzie Davis che trombano Gosling?»

Il Ragazzo nemmeno risponde, fa solo un cenno indeciso di si' col capo «Si, possiamo dire così...»

«Diamine... una replicante e un ologramma. Però aspetta, fammi capire» l'Uomo assume uno sguardo pensieroso «se sei un replicante non sei reale, per quanto riguarda la logica del film, e se sei un ologramma tanto meno... Quindi vale come scopata doppia o come scopata nulla?»

Il Ragazzo si mostra dubbioso «onestamente non saprei. Per me andrebbe strabene così com'è, senza tanti problemi.»

L'Uomo annuisce in silenzio, come a dargli piena ragione e titolo. Poi il Ragazzo riprende la parola, continuando il discorso.

«A parte queste cose... c'è molto da vedere come ambientazione, e la storia non è assolutamente stata lasciata da parte. Han preso quel che è successo nel film originale e l'hanno sviluppato piuttosto che fargli seguire i binari e la trama del primo film, inasprendo il tutto con diversi colpi di scena. Guarda anche solo i personaggi: Jared Leto è magistrale nelle poche scene che fa per esempio. Lo guardi e pensi "sto magnate del cazzo si crede dio" perché è esattamente quel che doveva essere, il degno successore di Tyrrel. Bautista è un martire e te la fa pesare, ci son rimasto male per il suo personaggio se ci penso. Harrison Ford ha il tempo che ha comparendo solo dalla seconda metà del film, ma è comunque quel collegamento che serve e rende il film utile»


«Ah quindi fa la macchietta come in Star Wars 7?»

«No, assolutamente. E ti dirò di più: c'è anche una scena con Edward Olmos, che torna ad interpretare Gaff. Sai... lo sbirro che faceva gli origami. Per me resterà sempre l'Ammiraglio Adama di Battlestar Galactica, ma come Gaff 35 anni fa rendeva benissimo ed era l'uomo che alla fine ti lasciava il dubbio più grande. Roy Batty non aveva senso reinserirlo, ma qualche altra vecchia faccia dal film originale si ripresenta... come se non avesse messo su una ruga nel corso del tempo, se capisci cosa intendo.»

«Hanno ringiovanito un attore col CGI come la Principessa Leia in Rogue One?»

«Esatto, e l'effetto è addirittura migliore qui avendo dosato correttamente le luci soffuse dell'ambientazione. Peccato per gli occhi, quelli erano sbagliati.» scrolla le spalle, come se fosse davvero un peccato.

Altra pausa, le dita dell'uomo stanno nuovamente battendo fuoriosamente sui tasti della macchina da scrivere. Interrompe lui il silenzio «...e cosa mi dici delle emozioni?»

«Le emozioni» si prende una pausa per cercare le parole adatte «sono il motivo per cui una volta si andava al cinema, non come adesso che si va per passare il tempo. Il cinema è emozione, e se a te il film piace è perché scatena qualcosa nel tuo IO in una maniera tale da fartelo amare. Per esempio: se quella tamarrata di F&F7 nel finale ti ha lasciato gli occhi lucidi, buon per te. Nessun dottore in cinema o critico da giornalaio può toglierti quell'istante di cuore. Magari può romperti i coglioni sulla tecnica, sul montaggio, sulla recitazione anche avendo ragione, ma il film in generale ti lascia qualcosa dentro. Quello è lo scopo del film, raccontare una storia e fartela vivere, anche se per un breve momento. A me per esempio Inception non ha lasciato molto, mentre Interstellar si per via del rapporto del protagonista con la figlia. E sono due pippe mentali da Guinness dei Primati quei due film, eh...»

«Si, capisco cosa intendi» annuisce l'Uomo, lasciandolo continuare

«Le emozioni qui ci sono tutte, oltre alla storia sensata e la maniacalità dei dettagli. Gosling è monoespressivo per la maggior parte del tempo, ma ci sta per il suo ruolo. Difatti soltanto in una scena, quella dove si fa fare un check dei ricordi, si lascia andare e se la guardi con attenzione immedesimandoti puoi quasi» si ferma come per cercare le parole giuste «interpretare il personaggio con lui. In quel momento era umanissimo, mi ha trasmesso molto e comprendevo cosa stesse provando. Anche Harrison Ford mi ha dato la stessa esperienza, e Ana de Armas ancora di più: lei trasmetteva tutto l'amore che un uomo vorrebbe ricevere in vita sua, pur essendo lei un soltanto programma per computer. Bautista è riuscito a dare prova di essere un Attore, e non solo una massa di muscoli con due battute come in Guardiani della Galassia» altra pausa, per rimettere ordine al caos dei suoi pensieri «la risposta alla tua domanda è "mi ha dato tantissime emozioni". Non ne manca una: rabbia, amore, tristezza, desolazione... ci sono tutte, e se segui attentamente la pellicola quello che vedi sullo schermo lo fai tuo. Ho visto molti uscire dalla sala con me, perfetti sconosciuti, commentare "che palle, troppo lento, meglio il primo" senza fermarsi a pensare a quel che hanno visto e sentito. Forse non provavano nulla. Mi piacerebbe sapere» stringe i denti e i pugni, rabbia allo stato puro «se han visto il primo. E chiedere a ognuno di loro "per quali motivi il primo sarebbe più meritevole" sicuro di non ricevere risposte valide. Queste sono le cose che stanno distruggendo alla base la cinematografia, perché anche quando un film merita c'è sempre qualcuno pronto a buttarlo giù a prescindere per farsi vedere superiore, informato e critico!» Fa una breve pausa, respira calmandosi, poi riprende «...Come quelli che abitualmente giudicano un film dal trailer.» si calma del tutto, tornando quello di prima dopo questa parentesi di rabbia «Non voglio essere frainteso, non è migliore del film originale. Ma è sicuramente sullo stesso gradino, questo è quello che mi ha fatto pensare tutto il tempo.»


«Punto di vista interessante» commenta l'Uomo dopo una lunga pausa «e vedo che ti sei lasciato andare. Bravo.»

«...ma?»

L'Uomo sospira soddisfatto come chi ha in mano il miglior poker di sempre «dimmi un po'» smette di scrivere e ritira le mani dal cono di luce «cosa differenzia secondo te un umano da un replicante, nell'economia del film?»

«La capacità di emozionarsi realmente, esternare la propria gioia o tristezza senza problemi e limiti, spesso senza controllo, o dubbi sulla morale e giudizio. Come dicevo, quando il film è finito ho notato che molti dei presenti in sala si sono alzati e hanno cominciato a sbuffare o descrivere male quel film, mentre io» adesso ha quasi paura a terminare la frase, come se stesse per pronunciare la sua sentenza di morte «ero a bocca aperta e con gli occhi lucidi. E sono sicuro fosse la reazione giusta.»

L'Uomo sospira, poi dice la sua «Bene o male mi trovi d'accordo su tutto, non potrebbe essere altrimenti. Gran parte dell'umanità è arrivata ad un livello di marciume tale da non riconoscere più un bel film a meno che sia fatto di esplosioni finte. Guarda il successo di Michael Bay, nessuno voleva vedere i suoi Transformers e le Tartarughe Ninja ma hanno sempre bucato la classifica: qualcuno sarà andato a vederli, non credi? L'uomo si è reso incapace di farsi trasportare dalla passione esattamente come i loro smartphones o i loro computers, e cerca quel qualcosa che gli scateni un po' di adrenalina ogni tanto. In Blade Runner quella è l'umanità, nel 1982 era una idea folle che però si è rivelata profetica.» tira fuori la pistola da sotto la scrivania con la mano destra, accarezzandola come se fosse il suo personale animale domestico «Poi arrivi tu, che mi vieni a parlare di emozioni quasi con le lacrime agli occhi. Più umano dell'umano. Difficile non notarlo» e la punta verso la faccia del Ragazzo, distante poco più di un metro, un tiro impossibile da sbagliare.

«Dimmi tu ora... Come ci si sente a fare il lavoro sporco per gli umani?»

«Io faccio solo il mio, non sono stato creato per chiedermelo.»

Il Ragazzo sorride chiudendo gli occhi «Vaffanculo allora...»




Il Ragazzo si trova un buco in piena fronte e muore all'istante piegando la testa all'indietro, oltre lo schienale della sedia. L'Uomo si alza svogliatamente appoggiando il ferro sulla scrivania, quindi con pochi passi si porta davanti al Ragazzo.

«Ragazzo mio, dovevi essere più furbo che empatico.» Gli apre la palpebra sinistra e gli punta una lampada di Wood contro l'occhio, rivelando la scritta NX7 e relativo numero di serie del modello.
La porta si apre di nuovo di scatto, entra un collega che chiede spaesato «Agente L, tutto bene? Che era quel baccano di prima?» notando il cadavere sulla sedia ma senza esserne sorpreso.

«Niente di che. Un altro "lavoro in pelle" di quelli vecchi e ricercati che cercava di mimetizzarsi fra gli essere umani.»

«ahh... ti chiamo lo smaltimento.»

«...grazie capo.» e torna a sedersi al suo posto, tira fuori una sigaretta e l'accende. Uno sbuffo di fumo in direzione del corpo del Ragazzo, uno sguardo pensoso, e torna alla fidata macchina da scrivere, borbottando come all'inizio quello che in quel momento scrive sui tasti.
«...Modello NX7 fuggito da Colonia Extramondo cercava di convicermi che Blade Runner 2049 sia un bel film meritevole di molti premi.» quindi prende invio, e si mette a pensare alla serata appena trascorsa, e a dove trovare il cinema più vicino per togliersi questa curiosità. E se il "vecchio lavoro in pelle", Ragazzo, avesse ragione? Se fosse un bellissimo film, capace di risvegliare l'animo umano in chi è sufficientemente ricettivo?
Si alza, prende il cappotto, ed esce in strada pronto a sfidare se' stesso e la sua programmazione.
Pronto a chiedersi "e se fossi come loro?"