2002, il giorno di Natale.
Avevo 15 anni, e la mia cara nonna mi regalò "Rock In Rio" degli Iron Maiden, un disco che mi piacque subito e completo di DVD del concerto e del backstage. Io li conoscevo a malapena ed ero certo che nonna fosse andata sul sicuro, ma bene o male anche i bambini hanno sentito almeno una volta il nome della band o "Fear of the Dark" e quindi la strada verso "lo ascolto fino a consumarlo" partiva già spianata. Anche in uno come me, la cui filosofia musicale è sempre stata "sfoga la rabbia in massimo 2 minuti o non vale", quegli assoli di chitarra e canzoni lunghe anche più di 300 secondi non mi davano assolutamente fastidio per una volta: è stato effettivamente il primo album metal della mia vita (e originale sopratutto), e sentire le "cavalcate di basso" di Steve Harris mi dava l'ispirazione giusta per suonare allo stesso modo lo stesso strumento ma senza mai riuscire ad eguagliarlo del tutto (ma dai).
In compenso imparai il primo disco omonimo e Powerslave a memoria da suonare col basso, quindi tutto quello sbattersi a qualcosa è servito essendo un ottimo allenamento per ritmo e dita.

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Persi quel disco chissà dove, prestato al fratello di un amico che non aveva molto rispetto per la roba degli altri e mi chiedo ancora chi ce l'abbia se non l'AMIAT. Come un monito, mi basta ricordare quell'album ogni volta che devo prestare qualcosa a qualcuno soppesando bene la faccenda, comunque sia son passati 16 anni da quel natale e finalmente sono riuscito a vederli dal vivo.
In Italia i prezzi per i loro live li ho sempre trovati proibitivi, perché OK sono gli Iron Maiden ma a un terzo del loro prezzo mi posso tranquillamente vedere i Bad Religion o altri gruppi tupa-tupa che piacciono a me, tirando spallate col sorriso stampato in faccia e tornando a casa con più di un livido addosso.
Scoprendo però che i Maiden sarebbero arrivati anche a Lisbona a Luglio, addirittura già a Marzo comprai i biglietti con i buoni pasto perché stavo ancora aspettando il primo stipendio per intero. E comunque la cosa ha fatto figo su Twitter.
Avevo intenzione di andare a spararmi anche Judas Priest, Kiss (per la seconda volta) e Ozzy, ma non ho così tanti buoni pasto da far fuori e quindi niente. Speriamo vivano abbastanza a lungo per arrivare al prossimo giro di concerti.

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Venerdì 13 (lol) esco da lavoro alle 17.00 come tutti i giorni e attraverso la strada. Molto comodo lavorare davanti all'Altice Arena, il luogo dove qui nella capitale fanno i concerti più grossi e gli eventi più spettacolari... ad attendermi in fila fra centinaia di metallari di ogni provenienza ed età trovo il buon Daniele, che stava li' già da un'ora e Gianmarco che gironzolava li' intorno. Paulus sarebbe arrivato da Porto via treno poco prima dell'inizio dei Maiden, e una volta entrati abbiamo cominciato con gli antipasti, ovvero i gruppi spalla: "Tremonti" e "The Raven Age".

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I "The Raven Age" mi hanno annoiato a nastro. Sembravano i Killswitch Engage, ma più piangine e soft e... beh dai, diciamola tutta: metal per fighette.
Voce lamentosa, riff semplici pieni di distorsioni (che fa cattivo), testi sciapi sull'ex che ti molla e allora diventi cattivo perché il mondo non ti caga... e poca gente sotto il palco. La cosa mi puzza, non può un gruppo del genere aprire un evento così.
Vengo poi a scoprire che il figlio di Steve Harris suona la chitarra nel gruppo, e quindi tutto il puzzle si ricompone facilmente formando un "GRAZIE AL CAZZO" lampeggiante nel cielo.
Nessuna traccia della figlia maggiore di Harris, Lauren, con sommo dispiacere del pubblico.

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Finiti i The Raven Age, i Tremonti ne han preso il posto mentre le mie aspettative per loro partivano bassissime. Oltretutto quando ho letto il loro nome son detonato dalle risate cominciando a prenderli per il culo accostandoli al più noto ex-ministro dell'economia Giulio Tremonti.
E invece son stati bravi. Ma bravi proprio. Loro mi son piaciuti, partendo subito con un pezzone Trash e chiudendo con del buon Hard-Rock vecchia scuola.
Tempo di finire l'ultimo pezzo, e arriva Paulus al banco delle birre. Lo recupero e raggiungo il resto del gruppo mentre la regia spara "Doctor Doctor" degli UFO dalle casse.

Oh giuro, nemmeno il tempo di dire "CAAAZZO SPERO FACCIANO ACES HIGH" che parte il famoso discorso di Churchill, di quando disse a Hitler "baffetto baciami la punta perché noi non ci arrendiamo!" con uno Spitfire in scala 1:1 appeso a mo' di lampadario sul palco. Si accendono le luci. Entrano i Maiden.

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Inutile dire che già dalla prima canzone ho urlato come pochi senza badare al fatto che il giorno successivo non avrei più avuto la voce. Si continua con "Where Eagles Dare" basata sull'omonimo romanzo e film del 1968, la strafamosa "2 Minutes to Midnight" e "The Clansman". Per introdurre la canzone, Dickinson ferma tutto per un momento e fa un discorso sulla guerra ribadendo che per quanto sia riprovevole è proprio quello che è servito per liberare le popolazioni soggiogate da potenze arroganti e violente, partendo dall'esempio della Seconda Guerra Mondiale e andando indietro fino al testo della canzone che racconta la storia di William Wallace, reso noto ai più per via del film "Braveheart" di Mel Gibson.
Con "The Trooper" fa la sua comparsa il pupazzone di Eddie vestito da fante inglese che fa a spadate con Dickinson. Bellina anche l'idea di sparargli con la bandiera portoghese, cosa che ha naturalmente replicato in varie parti del mondo con la bandiera del luogo.

Metà concerto più tranquilla, poi si riparte veloci con "The Wicker Man" e i classiconi "Fear of the Dark", "The Number of the Beast" e "Iron Maiden" che tutti cantano.
Menzione speciale per "Flight of Icarus", con un pupazzone di tre metri che mi ha davvero stupito, con le fattezze di Icaro mentre il frontman cazzeggia con un lanciafiamme che però si dimostra difettoso. Sembrava uno di quelli che cerca in tutti i modi di far funzionare l'accendino per accendersi una sigaretta durante una crisi di astinenza, ma vabbé.

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Pausa.

"Caaaazzo che figata" tutti concordano in ogni lingua con me che quel concerto sia sicuramente il migliore dell'anno anche solo per la spettacolarità e per gli effetti sul palco. Sembrava di stare al cinema, e loro non hanno mai steccato una volta che fosse una.
Grandissimo Harris col suo basso, sempre pronto a dare spettacolo, e meravigliosi i lanci di chitarre e giravolte di Gers che a 61 anni è più snodato e agile di me che ne ho 30. Un peccato non aver visto McBrain, nascosto dalla batteria e dagli addobbi del palco, ma si è fatto sentire alla grande.

Risalgono sul palco dopo la pausa tirando fuori "The Evil That Men Do", "Hallowed By Thy Name" e "Run to the Hills", dove abbiamo dato il colpo di grazia alle corde vocali urlando come i dannati all'inferno. Ma felici.
Unica delusione, non mi hanno fatto "The Phantom of the Opera", ma pazienza e anche un po' sticazzi.

Sudato marcio, stanco dalla giornata di lavoro e dal concerto, ce ne andiamo canticchiando e fischiettando "Always Look on the Bright Side of Life" dei Monty Python, fra strette di mano e pacche sulle spalle a perfetti sconosciuti che come me conoscono a memoria la canzone e il film che chiude la serata degnamente, ricordandoci che Graham Chapman partecipò al video "Can I Play With Madness?" come buon amico della band giusto un anno prima di morire .

La nottata continua con un treno di birre e il rientro a casa tarderrimo, con pastazza al tonno per colazione e la cafonaggine addosso.

Ci ho messo un mese a digerire il concerto, ancora non mi pare vero. Suoni perfetti, scenografie degne del teatro, tanta gioia fra quelli del pubblico. Talmente tanta gioia avevo in corpo che davanti a me c'era questo ragazzino, avrà avuto 20 anni, che continuava a saltare urlando e pestandomi i piedi ogni volta che inavvertitamente perdeva l'equilibrio, ma almeno aveva la decenza di scusarsi.
Stranamente non ho reagito male: ero anche io felice.
Vederli dal vivo, portandomi lo spettacolo che ho visto e sentito, con l'euforia di essere parte di quella meraviglia e la speranza che la serata non finisca mai mi hanno cambiato. Almeno per quella sera.

Spero mi ricapiti di vederli presto, è stato sicuramente il concerto migliore della mia vita.