Musica si, ma alla vecchia maniera

"Lo compriamo o no?"
"si"
"no dai non ne abbiamo bisogno"
"però ci è utilissimo"
"si vabbé ma non così tanto"
"ci viene comodo invece. fidati."

Questa è la conversazione avvenuta fra me e quella stronza della mia Coscienza lunedì pomeriggio da FNAC durante la pausa pranzo. Si, in Portogallo FNAC esiste ancora perché ha saputo gestirsi invece di fallire male come la filiale italiana a causa dei taccheggiatori. Lol.
Tutto nasce dal fatto che la Vodafone portoghese mi ha staccato l'internet al cellulare perché ho fatto fuori troppi GB, e normalmente per FB e Whatsapp mi andrebbe anche bene visto che sono un fiero ladro di WiFi altrui.
Il problema però è che verso Dicembre dello scorso anno il mio cellulare ha fritto l'ennesima scheda SD quindi son rimasto senza musica da un momento all'altro e senza preavviso.
In quel momento di panico, visto che altrimenti avrei dovuto affrontare un viaggio di circa 5 ore senza musica verso la mia amata Torino, ho firmato il patto col diavolo scegliendo di cedere alla modernità ed installare Spotify come i comuni mortali sfruttando l'offerta del primo mese gratuito.
Una meraviglia. E puoi scaricare gli album interi senza problemi ed ascoltarli poi in aereo in modalità offline.

Immaginatemi felice come un bimbo in aereo mentre ascolto questo capolavoro

Comodo no? Il problema è che allo scadere del primo mese dovresti pagare la tariffa prevista per l'abbonamento, altrimenti ti tieni la versione free e dovrai sorbirti sempre le solite 10-20 canzoni per artista intervallate da spot pubblicitari simpatici come gli animatori dei villaggi turistici. Senza dimenticare la possibilità di sentire casualmente del reggaeton indesiderato perché Spotify ha deciso che ti piace.
Manco ti puoi scegliere l'ordine della playlist.
Vuoi avere il controllo dei tuoi gusti? Paghi.
Vuoi qualità audio decente? Paghi.
E fin qui ci sta, anzi dopo un po' ti abitui pure allo shuffle forzato, ma quando non hai GB sulla scheda e Wifi da rubare perché stai camminando in giro come fai?
Semplicissimo: non fai.

Il tuo Spotify resta li', inerte ed inutilizzabile fino a quando non avrai nuovamente una connessione internet sullo smartphone.
Come per la droga, l'abitudine data dall'utilizzo continuo porta all'assuefazione... e fa male vedere i Bad Religion, Slayer, EelST e molti altri che seguo tutti in silenzio quando schiaccio Play e la canzone non parte.

Ed eccomi qui deciso più che mai ad intraprendere il percorso di riabilitazione, la disintossicazione da un servizio oggettivamente del cazzo in cambio di una ritrovata libertà musicale.
Del resto ho il pc pieno di Mp3, quindi il più è già stato scaricato. Molto di quel che ascolto poi arriva in realtà da Punk4Free, sto parlando di demo e full-length di gruppi underground della scena accaccì italiana seguiti da chi come me non fa lo schizzinoso per la qualità audio "popolare".
Per la roba meno impegnata e sicuramente più famosa c'è sempre il Grande Torrente.

Gli Ekkaia per esempio su Spotify non ci sono. Altro punto per me.

"Potrebbe essere inutile" dico ancora alla Coscienza "e se lo dimentico in un cassetto?"
"non succederà, senza musica impazziresti"
risponde lei
"potrei caricare musica sulla scheda SD del cellulare..."
"...e friggere la terza scheda SD in 2 anni. Anche no."
"però è comodo il cellulare, ho tutto insieme e via"
"vero, ma quel mattone che ti ostini a chiamare "cellulare" pesa ed è ingombrante. Ed onestamente in palestra facciamo già abbastanza sforzi, non hai bisogno di portarti dietro quel macigno."
"comunque 18 Euro per un lettore Mp3 è strano ed anacronistico"
"quella giacca degli anni '80 che hai comprato e messo una volta soltanto era strana ed anacronistica: nemmeno un gopnik russo la metterebbe mai talmente fa cagare. Eppure hai mollato 40 Euro sul banco senza battere ciglio..."

L'arringa della Coscienza è stata convincente al punto da farmi procedere all'acquisto.
E no, non vi faccio vedere la giacca perché mi vergogno.

Il mattoncellulare, il nuovo coso Mp3, due monetine per confronto.

Una sottomarca di cagatina prodotta nella vicina Spagna dal costo di 20 Euro in offerta, quattro tasti, grosso come due monete da 1 Euro ma con capacità di 4GB in memoria interna e 32GB leggibili da scheda SD esterna.
Ha pure una molletta sul retro per agganciarlo alla cintura, così non devi nemmeno tirarlo fuori dalla tasca come il cellulare, ed uno schermino per navigare nelle cartelle e vedere il titolo della canzone che stai ascoltando.

A proposito di cellulare, sono nato nel 1987 e in terza media ho ricevuto un Nokia 3310 perché i miei genitori volevano ragionevolmente sapere dove andassi a cacciarmi nelle mie prime scorribande e concerti, quindi parliamo di circa 17 anni di telefono sempre con me in tasca o in mano e mai dimenticato nemmeno una volta da qualche parte manco da ubriaco. Ebbene ieri sera sono uscito per andare a salutare una mia amica e mi sono accorto di essermelo dimenticato a casa perché avevo già la musica nelle orecchie proveniente dal cosino Mp3.
Son tornato indietro a riprenderlo perché non si sa mai, ma ho trovato la cosa molto curiosa. Non sono un hipster, odio i baffi a manubrio, non penso assolutamente che la tecnologia vecchia sia migliore di quella di oggi solo per darmi un tono di superiorità e non piango su pagine FB per nostalgici del cazzo come "Noi che siamo cresciuti negli anni <boh>". Ma ammetto di essermi accorto di avere un problema di abuso con la tecnologia, tolta comunque la passione che ho per essa da sempre.

D'accordo che adoro il Cyberpunk come filone letterario e ci vedo sempre più similitudini col mondo di oggi, ma forse è il caso di rallentare un po' la corsa.

Nella prossima puntata: "Ecco come e perché sono tornato all'uso del piccione viaggiatore per comunicare con gli amici e del perché non vedo nessuno da mesi".

Questo è uno dei miei dischi preferiti di sempre. E no, su Spotify non lo trovate!
Jollanza's Image
Jollanza
Lisbona

31 anni, motociclista, tonto ma sempre ispirato. Ho inventato il gelato al gusto "frizione bruciata" senza diventar ricco, in autunno mi capita spesso di accusare le castagne di togliersi dal fuoco.